rileggo

Due chiacchere con Thomas Pilati

In Attualità on novembre 28, 2011 at 8:32 pm

Da dove nasce l’idea e che tipo di percorso si vuole intrapprendere?

L’idea del progetto Oltre il Conflitto nasce dalla lettura del libro “Violenza e bellezza, il conflitto negli individui e nella società” di Luigi Pagliarani, psicoanalista, che si dedicò per molti anni alle ricerche sul tema della complessità conflittuale. L’autore si interroga se si è spenta l’immaginazione dell’individuo, se e come è possibile riaccenderla, ed egli richiama alla creatività, cioè esiste un sentimento dell’epoca, una sfida nelle cose, nei rapporti umani che, a saperla cogliere, può aiutare a realizzare ciò che lui chiama la “realtà dell’utopia”. Quello che possiamo fare quindi è cominciare a vedere quale possa essere il cammino per la trasformazione culturale richiesta. L’esposizione quindi nasce da queste riflessioni, dalla necessità di vedere le cose da un altro punto di vista, di generare curiosità intellettuale nell’individuo su un argomento come quello del conflitto che spesso diventa spettacolarizzazione.

Da quanto tempo ci state lavorando per realizzarla?

Due anni di lavoro, ma il grosso problema è stato trovare i finanziamenti come spesso succede per le iniziative culturali. Il progetto è stato da me ideato, ma è stato completamente realizzato da alcuni allievi del C.F.P. dell’Enaip Tesero e Villazzano  e dall’ Istituto Pavoniano Artigianelli per le Arti Grafiche. Sono state diverse le competenze messe in gioco: gli allievi del settore legno del CFP Enaip Tesero si sono occupati di realizzare l’allestimento, mentre l’alberghiero ha gestito gli aspetti legati all’accoglienza e al vernissage. Per la parte illuminotecnica sono stati coinvolti gli operatori elettrici del settore industria-artigianato del CFP Enaip di Villazzano. La partecipazione dell’Istituto Pavoniano Artigianelli ha visto gli allievi coinvolti nello studio del catalogo e nella proposta grafica.
Il progetto Oltre il Conflitto che è stato realizzato con il contributo della Fondazione Caritro, dell’ Assessorato alla Cultura, Turismo e Giovani del Comune di Trento, ed ha previsto lo studio e la realizzazione di una serie di iniziative che ruotano attorno al tema dei conflitti contemporanei. In primis questa esposizione fotografica che presenta 40 immagini del fotoreporter Marco Longari, responsabile per l’Agence France Presse dell’Africa Orientale e del Medio Oriente, La realizzazione di una conferenza/dibattito e l’elaborazione grafica di uno catalogo.

Da quanto tempo gira la mostra e perche’ hai scelto proprio Longari per parlare di guerra, cosa ci offre il suo modo di interpretarla oggi?

E’ la prima volta che viene esposta.  L’esposizione fotografica presenta le più significative immagini della carriera di Marco Longari, e testimoniano i recenti e drammatici conflitti dall’Africa Settentrionale, dal Burundi all’Egitto. Abituati da una certa rappresentazione spettacolare del conflitto ho scelto Marco perchè è un fotografo che documenta una realtà della guerra che si allontana sempre più dalla nostra comprensione. L’immagine a cui siamo abituati, seppur realistica, non dice molto di quello che succede veramente tra le righe di un conflitto. Marco è un fotoreporter che potremmo definire “contro” la guerra e che si distingue perché preferisce stare “tra le pieghe del quotidiano”, a contatto di coloro che subiscono le conseguenze della cruda realtà dei combattimenti.
L’esposizione rimarrà alle Gallerie di Piedicastello di Trento dal 29 novembre 2011 al 6 gennaio 2012.

Dove vi siete conosciuti con Longari, cos avi unisce e come siete finiti a parlare di guerra, quale il contesto?

La conoscenza di Marco coincide con una tappa importante della mia vita. Marco lo stimo per la sua grande professionalità di fotoreporter e ho lavorato molto bene con lui  -le sue fotografie si possono vedere sui più importanti magazines internazionali- ma soprattutto lo stimo come amico, mi affascina ascoltarlo quando racconta le sue storie.

Puoi darmi qualche elemento in più sulla progettazione e sulla struttura architettonica della mostra?

Nella progettazione architettura ha voluto mettere in risalto l’aspetto della complesità conflittuale. L’allestimento prevede due colori sono predominanti, il nero ed il rosso. A questi due colori ho voluto dare un significato mitologico, il nero è Marte ed il rosso è Venere. Da Violenza e bellezza ricordo questa frase “la mitologia racconta di Venere e Marte, dei loro amplessi che misero al mondo cinque figli, dei quali uno si chiamava Spavento, un altro Terrore, la terza Armonia. L’Armonia è dunque sorella dello Spavento e del Terrore ed è figlia dell’incontro della dea dell’amore e del dio della guerra.”

Qual’e’ il vantaggio di proporre questa mostra proprio in una galleria sotto il dos Trento, emblema delle guerre mondiali nel nostro territorio?

Innanzitutto vorrei ringraziare la Fondazione Museo Storico del Trentino che ci ha permesso di realizzare questa iniziativa all’interno delle Gallerie di Piedicastello, in questi spazi emozionali che spesso definisco amniotici, particolarmente coinvolgenti.

Un tuo breve profilo, chi sei, dove vivi e di cosa ti occupi.

Mi sono laureato presso la facoltà di Architettura di Firenze.Nel 2000 ho studiato a Parigi e l’anno seguente ho collaborato con la Fondation Cartier pour l’art contemporain. Nel 2003 sono stato assistente per l’architetto Benoit Dupuis e l’artista Laura Lamiel. L’anno seguente ho svolto il Master in Art and Culture of Management della Tsm. Dal 2005 ho parteciapto a diversi progetti di ricerca sulle politiche urbane, sulla cultura e lo sviluppo territoriale in collaborazione con l’Università Concordia a Montreal, lo Iuav e la Téluq dell’Université du Québec à Montréal. Ho partecipato a un progetto per la Biennale de Montréal, e nel 2007 ho collaborato per la Biennale Internazionale di arte contemporanea Manifesta. Attualmente vivo e lavoro a Parigi, mi occupo di interior design, exhibit design e dell’organizzazione di eventi artistici e culturali.

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